Corriere piccolo

martedì 16 febbraio 2010

IL MIO NOME

Una telefonata di un’amica che si fa sentire dopo tanto, mi entusiasma e, nel ritrovarla, affondo in un fiume di parole, scordando il tempo che scorre. E ora sono in ritardo per l’abituale pasta al sugo, come pranzo. Così presa dall’emozione per l’amicizia riconfermata, non ho prestato attenzione all’orologio.
E’ tardi! Mi fa notare mio figlio Marco: il papà e Matteo saranno qui a momenti.
Svelta, svelta mi organizzo in cinque minuti. Metto l’acqua sul fuoco, sbuccio due spicchi d’aglio, prendo la casseruola dallo scolapiatti…ma dov’è? Ah, sì! Eccola appoggiata sul piano-cucina, ancora da lavare. La lavastoviglie è rotta, con la pompa dell’acqua bloccata. Lavo il tegame in fretta sotto il rubinetto e lo faccio asciugare sul gas, così intanto si scalda. Nel frattempo l’acqua bolle, butto la pasta e da questo momento non ho che otto minuti esatti per il sugo.
Introduco nel tegame caldo l’aglio, l’olio e la passata di pomodoro, intanto che la pasta ha ripreso a bollire e l’amido schiuma, straripa e cola dal bordo della pentola; si riversa nella bocchetta del gas che si spegne sfrigolando. In quel pugno di secondi compresi nel caos, le trenta righe di “il mio nome è” mi scorrono in sovrimpressione sulla parete a ridosso del piano cottura. Scorrono pensieri splendidi, immagini vive. Ho un’urgenza impellente, spiego ai familiari sopraggiunti in quell’istante. Faccio io!, concorda mio marito di buon grado. Faccio io!, sono le parole che gli piacciono di più e che io mai avevo udito prima così soavemente.
Prendo carta e penna e scrivo. Cerco di rincorrere quel meraviglioso susseguirsi di parole, quello squarcio di creatività che spesso mi si apre, sotto stress. Scrivo cercando di ricostruire la genesi del mio nome… Provo a buttar giù le parole intraviste nell’amido schiumoso sobbollente… sono una di quelle bollicine che si gonfiano e scoppiano ma tutto si confonde e diventa sostanza informe: una pellicola biancastra. Di tutte quelle parole non è rimasto che un piatto di maccheroni fumanti che mio marito mi mette sotto il naso, sopra il foglio di carta e… non mi resta che abbandonare la penna… lasciandole fuggir via.
Alzo lo sguardo verso il marito e quasi mortificata gli chiedo: secondo te come mi chiamo?

7 commenti:

  1. Un racconto che inizia con l'entusiasmo per la telefonata di un'amica ritrovata, prosegue con la descrizione minuto per minuto e punto per punto della preparazione del primo piatto per il pranzo unitamente a piccoli incidenti di percorso e termina con la domanda al marito se sa dirle, secondo lui, come si chiama.
    Cosa hai voluto dirci cara Nounours con questa pagina misteriosa ed esilarante allo stesso tempo?
    Oppure sono io che, come al solito, non l'ho capito?

    RispondiElimina
  2. Tracimante e coinvolgente! Come le tue emozioni.
    Sei sempre stupenda nel raccontare.
    Ciao e, grazie.
    Dodibasso.
    p.s. com'era la pasta?

    RispondiElimina
  3. Ciao Nounours...
    Grazie come sempre per le visite che fai al mio blog e spero che sia divertente risolvere questi giochini rompicapo che propongo...
    La tua risposta è esatta, quindi complimenti...
    Presto pubblicherò qualche altro giochino e conto sulla tua partecipazione...
    Un bacione a te

    RispondiElimina
  4. @Il Monticiano:
    Caro Aldo, le parole e le immagini che affollano la mente nei momenti più inpensabili sono un concentrato di realtà assoluta del nostro passato e di noi stessi che si riaffaccia come in un film visto con gli occhi della mente. Forse c'è anche un po' del nostro futuro che prende forma sulla base delle nostre aspettative e lo vediamo scorrere alla velocità di un lampo, tutto bello nitido. E' un film che in pochi secondi mostra sequenze che sullo schermo cinematografico necessiterebbero di qualche ora. Anche a fermarle con le parole non è facile. La mente vede cose che le parole non possono dire o la penna non fa in tempo a segnare. Così ci portiamo dentro tutta una parte di vita inesprimibile per la velocità con cui essa si forma dentro di noi. E quindi viene da chiedersi:-Chi sono io?- qual è il mio nome? tu mi vedi e sai davvero chi sono? Questo stà al posto della domanda delle domande: Perché siamo a questo mondo, qui e ora?
    Anche preparando un banalissimo piatto di pasta svolgiamo la nostra esistenza. L'esserci è il fatto di per sé significativo anche se dovremo restare senza risposta del suo perché.
    La descrizione di un momento ai fornelli è dovuto alla ricerca del perché del mio nome di battesimo, del suo significato e del perché mi sia stato designato quello e non un altro. E' stato un pensiero che mi aveva occupato la mente dalla prima mattinata, in quanto tema proposto in ambito di un incontro di scrittura creativa. Non l'ho mai consegnato.

    @Dodibasso:
    La pasta era ottima.

    @MarAnt il Gabbiano:
    Mi piacciono i giochi e anche indovinare la risposta esatta: un po' di divertente e sana competizione.

    Grazie dei vostri commenti e un abbraccio. Nounours

    RispondiElimina
  5. Ah, allora anche tu ami gli indovinelli.
    Lieta di conoscerti.
    Buona giornata.

    RispondiElimina
  6. Buona giornata anche a te Stella. Ti ho vista fra i sostenitori e ti ringrazio della tua presenza.
    Amo molto gli indovinelli anche se non ne azzecco molti: l'importante è provarci o meglio aver la voglia di giocare.
    Complimenti alla tua perspicacia, molto simile a quella di mio marito e di uno dei miei figli, come ho già avuto modo di commentare nel blog di Marco.

    RispondiElimina
  7. Avevo lasciato qui il commento, che sbadata, scusami.

    Sai a scuola insegnavo facendo giochini, allora sono avvantaggiata.
    Tu sei bravissima.
    Buona serata.

    RispondiElimina