Breve comunicato:
Settimana improduttiva con cedimento sul fronte dolciumi
e frutta.
Calo ponderale 400 grammi scarsi. Confido in migliori
risultati nella prossima.
***
“L'India mi ha fatto bene.
Devo ammettere che sono partito
con un po' di paura.
Con una paura latente.
Paura per la vita indiana, che è
- e lo sapevo - vita complicata. Che è vita che non tiene conto della tua. Che
è vita nella quale ciascuno merita la situazione che è la sua, senza poter
contare su aiuto o compassione.
Poi c'è il caldo.
C'è la sporcizia ammucchiata,
emettendo puzzo.
Qua e là brucia qualcosa ed il
fumo sa di veleni, perché fumo di plastica, fumo di marcio, fumo grasso e lento
che stenta a salire, che serpenteggia e ti invade.
Ma sono arrivato là ed ho accettato
quel mondo senza offendermi, senza resistere.
Quindi ho amato subito anche quel
lato buio della vita urbana indiana, vedendo subito anche il lato felice di
quella vita, lato pieno di colori, di movimenti umani, di lavoro, sforzi,
coraggio.
Nonostante la durezza delle
circostanze non senti nessuna tendenza alla disperazione.
Anzi.
Questi corpi di donne, uomini,
vecchi e giovani traspaiono una tenacia incredibile, un potere di continuità
che ti meraviglia.
Ho avuto l'impressione di farmi
indiano e di reggere.
Purtroppo l'ho già perduta.
Tornato nell'ambiente
europeo/belga torno a dubitare delle mie facoltà ed a tergiversare in ogni
campo, ad ogni ora.
Sarà l'effetto di bagno : come se
trovandoti in mezzo alla cultura indiana - che è cultura de matrice hindu e
musulmana - nuoti come nuotano loro, la tua forza fisica ed psichica formata
come la loro.
Non anneghi.
Non vedi nemmeno il rischio di
annegare.
Se questa non è felicità, è
almeno contentezza e già quest'ultima mi ha reso felice.
No, non ho smesso di vedere i
problemi della società indiana, ma ho potuto evitare che questi problemi mi
attaccassero.
Nello scorrere della vita là sono
stato una goccia, contenta di essere goccia.”
Quanti mondi viviamo, noi,
come genere umano, su questa terra… quante culture e strutture sociali
determinano l’esistenza di milioni di individui. Io li posso conoscere in
astratto, attraverso letture, anche se non posso dichiararmi conoscitrice, per
questo bisogna studiare storia e letteratura di un popolo.
Bert è un viaggiatore
instancabile e passa attraverso i luoghi, fra le persone e il loro modo di
vivere: è già al suo secondo viaggio in India. Li/la va a trovare.
Non si può mai entrare in
profondità dello spirito di altri popoli, ma se ne può percepire l’energia, l’atmosfera
e alcuni tratti salienti, come succede a Bert e ai “viaggiatori delle genti.”
Così si recepiscono esperienze a vari livelli che si sono stratificate nel
tempo, sedimenti di memoria che posano sulle spalle degli individui, necessari
all’esistenza, come il corpo allo spirito, per la prosecuzione della vita: la
Vita in tutte le sue forme,modi di essere e di pensiero.
Le classi sociali che
raggruppano categorie di individui in una torre di babele le cui parole (nonché
i fatti) si mescolano, lasciano un angoscioso sconcerto, come quello che vive
l’Occidente.
Gli Indiani vivono, credo, con
fatalità e accettazione delle regole sociali. Forse in futuro riusciranno a
rivoluzionare pacificamente il loro sistema, in virtù della loro tenacia e del
coraggio.