Corriere piccolo

mercoledì 24 febbraio 2010

Aleph di Borges

Da un articolo di Andrea Invernizzi
[...] Aleph letteralmente significa zero, deriva dall'alfabeto ebraico, ed è anche usato in matematica per indicare la cardinalità delle numeralità, ovvero il numero degli insiemi di un insieme finito. L'Aleph-zero è considerato il numero più piccolo che si può concepire, una sorta di atomo, e in questa concezione è utilizzato nel linguaggio di Borges, dove l'Aleph è da considerarsi come un punto di inizio verso cui tutte le cose fanno ritorno e a cui tutte le cose tendono. L'Aleph inteso da Borges, è l'inizio, il tutto, la fine; l'Uno plotiniano, dal quale tutte le cose per emanazione nascono e ad esso tendono di ritornare, in esso come in Plotino che quanto in Borges, tutto nasce e perisce. L'Aleph per Borges è questo, il tutto, che passando tramite il platonismo ed il neo platonismo, si arriva a concepire un Aleph-Dio nell'accezione cristiana del termine, dove tutto si crea e si distrugge, dal quale tutti gli spiriti ambiscono a tornare; citando Platone: "Ogni filosofo desidera la morte", morte che lo riporterà al mondo ideale, quindi Iperuranio per Platone, L'Uno per Plotino, il Regno dei Cieli per il Cristianesimo, ed azzardando una teoria escatologica in Borges, potremmo dire l'Aleph per Borges.

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