Corriere piccolo

venerdì 22 novembre 2013

Scrivere







Il Romanzo

Mi sto imbattendo in questi giorni ripetutamente sul tema del romanzo. Ne parlano gli intervistatori televisivi e ne deduco debba essere un argomento di attualità.
In realtà il dibattito è iniziato e ha cominciato a divulgarsi da qualche anno fra il popolo dei lettori.
E’ un interrogativo che si pongono diversi scrittori di nuova generazione. Alcuni dei quali destinati a diventare i “classici” dei nostri nipoti e pronipoti.
Nelle mie già accennate frequentazioni di corsi e laboratori di scrittura ho avuto modo di capire la complessità dell’espressione letteraria.
I docenti si esprimevano nel loro linguaggio erudito come è giusto che sia e che certamente io non sono in grado di riportare (mannaggia ai miei esigui studi commerciali), MA mi hanno fornito delle indicazioni utili alla scelta dello svolgimento dei miei testi. Approccio la prosa cercando di non mescolare i generi e gli stili, e anche di comporre il testo secondo il mio pensiero e sentimento: secondo me!
Uscendo dalla mia visione personale, sento dire che il romanzo, come genere letterario sia morto, come Dio per Nietzsche, come il mito di Prometeo per gli osservatori dei nostri tempi.
Mi sembra che si voglia dire che quell’uomo che esprimeva l’arte del romanzare sia scomparso. La mente dell’uomo odierno sembra non essere più strutturata a tale costruzione. E cito una frase di F.N. “Pensiamo troppo rapidamente e strada facendo, mentre camminiamo, mentre attendiamo a negozi d’ogni genere, anche quando meditiamo su quanto c’è di più serio; abbisogniamo di poca preparazione, perfino di poco silenzio – è come se portassimo in giro nella testa una macchina dall’inarrestabile rullio, che neppure nelle condizioni più sfavorevoli cessa di lavorare.”
Gli scrittori sanno sicuramente, tecnicamente, strutturare un romanzo: un romanzo con nella testa l’inarrestabile rullio che tutti ci portiamo in giro, da più di un secolo ormai.
Nonostante questo indiscutibile cambiamento, tantissime persone vogliono raccontare. Molti usano la forma del racconto breve o più o meno breve. Una docente dei proverbiali corsi, si domandava se la forma del racconto non fosse un’espressione di genere femminile, dato che molte donne l’adottano?
Io non saprei che dire. E, sinceramente, era quello che volevo dire.
Una cosa è certa: viviamo un rifiorire della prosa e della poesia e moltissime persone, moltissime!, scrivono, come più pare e piace, ma scrivono malgrado tutto e questo è molto stupefacente: chissà cosa ne avrebbe pensato il grande filosofo?!

39 commenti:

  1. Ho proprio adesso finito di leggere questo articolo. E' sicuramente consono al tema. Difficile pensare cosa avrebbe pensato F.N., del resto anche lui aveva abbandonato quel pensiero "sistematico" che aveva alle spalle anticipando molto del 900 a venire. Rimandendo al bisogno di scrivere, non credo oggi sia maggiore o minore di ieri, sicuramente oggi i mezzi come i blog permettono anche ai dilettanti come me di scrivere ma di una cosa sono consapevole, mi basta una pagina di uno Scrittore, o un verso di un Poeta per capire la siderale distanza con il mio scrivere "per uso personale" e per pochi amici. E' questa consapevolezza che manca e qui torna l'articolo che ti ho linkato. Un abbraccio.

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    1. Che io sia una dilettante della scrittura è talmente cristallizzato in me che quando sono arrivata al punto del tuo commento in cui tu dici “ai dilettanti come me” io ho letto “ai dilettanti come te” ;-) trovandolo del tutto naturale e scontato per me, ma non per te data la tua cultura. Riguardo al Blog per me è più una finestra aperta sul mondo, da cui posso osservare l’animazione che in esso di svolge, più che una vetrina per esposizione. Da quando posto i miei racconti hanno subito un vistoso rallentamento. Credo di essere consapevole della distanza fra un testo amatoriale e un testo di valore letterario, anche se le sfumature in ambedue i casi sono tante quante le persone che si cimentano. Ho iniziato a leggere con il sillabario e da allora mantengo il gradevolissimo piacere della lettura. Mi spaventerebbe perdere questa facoltà nella vecchiaia. Per me è più importante leggere che scrivere benché non mi sente di poter rinunciare ad una o entrambe le attività ricreative e, perché no, creative.
      Sono capitata sua Rai3 per caso domenica 17 u.s. Masterpiece era già iniziato e ho perso la presentazione di due concorrenti. Il programma ha catturato la mia attenzione dato il tema. Già nell’immediato ho espresso a mio marito nella sostanza, anche se in modo meno circostanziato, le stesse impressioni riportate nell’articolo di Gilda Policastro. Ho trovato che abbiano trattato i concorrenti come “dilettanti allo sbaraglio” a mo’ di Corrida e che i conduttori non abbaino saputo trasmettere sulla scrittura, così che non ho imparato nulla di nuovo e neppure ripassato quel poco che so. Sinceramente ho provato una stretta al cuore per la situazione di vulnerabilità dei concorrenti davanti alla telecamera. Per me una cosa indegna da parte del regista. Che il programma non abbia avuto un grande share non è responsabilità da attribuire ai concorrenti “scarsi” ma alla scarsità della conduzione del programma. In ogni modo gli aspiranti scrittori hanno inseguito il loro sogno e hanno tentato la sorte. Mi sono un pochino immedesimata nella competizione . Il mio racconto della prova in estemporanea sarebbe stato sullo stile del ragazzo scappato di casa, che è risultato poi finalista. Fossi in lui scapperei anche da là.

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    2. no no, io intendevo proprio un dilettante come me ;-) e a pensarci bene dilettante è un bel termine, uno che si diletta, che prova diletto, mi piace perché nel diletto c'è qualcosa di gratuito, fatto solo per passione.

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  2. E' vero, ce ne sono molte di persone che sentono dentro di sé la voglia di scrivere e scrivere qualsiasi cosa, anche senza andare troppo per il sottile.
    Un caro saluto,
    aldo.

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    1. Aldo, ognuno che scrive si regola sulle sue capacità e ognuno che legge pure: viva la libertà.
      Tieni sempre presente che non rinuncerei a leggere uno solo dei tuoi racconti e come me molti tuoi followers più qualificati di me da quanto leggo nei vari commenti. Se tu decidessi di stampare le storie che si svolgono nei quartieri di Roma in cui le hai viste nascere, lasceresti una grande testimonianza di costume di una certa Roma arguta, fantasiosa, laboriosa e per bene.

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  3. Leggere va bene cara Nou, ma non sempre trovi articoli che ne valgono la pena... Meglio un vecchio libro che parla di serenità...
    Ne abbiamo molto bisogno cara amica.
    Tomaso

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    1. Tomaso, le tue osservazioni sono sempre piene di saggezza.
      Un abbraccio Nou

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  4. Ormai sono di più le persone che scrivono di quelle che leggono...

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    1. Pare proprio che sia così: virtù italica? ;-)

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    2. No, non solo. Guarda quante sono le persone che sanno ascoltare, rispetto a quelle che ti bombardano con i fatti loro. Ecco, la proporzione è più o meno la stessa!

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    3. Come non essere d'accordo! Spesso mi sono domandata se sia stato sempre così . O se questo dipenda dai nostri giorni rumorosi e inseguitori del tempo, dalla nostra frenesia.
      Sono stata una grande ascoltatrice, al lavoro, durante i viaggi in treno: beccavo sempre chi mi raccontava tutta la sua vita. Per la mia qualità di ascoltatrice credevo di avere tanti amici al lavoro: niente di più falso! Finito il lavoro, amici scomparsi :)))

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  5. Nou, penso che tu possa scrivere ciò che vuoi, perchè sai farlo; forse i corsi ti sono stati utili, forse hai una predisposizione naturale.
    Io non mi ci metto neanche, so di non essere all'altezza, perciò mi limito al mio blog, che farcisco di molti generi , per lo più in chiave satirica.
    Un caro saluto
    Cristiana

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    1. Cristiana, credo di avere una predisposizione naturale che però è povera di linguaggio e devo lavorare molto su questo. In famiglia, mio fratello era forte, ma non ha creduto nel suo talento, anzi ha fatto di tutto affinché non se ne sapesse in giro. Io però ho letto i suoi racconti polizieschi: era un appassionato di gialli.

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  6. E' bello saper scrivere bene,ma è decisamente importante scrivere.
    A volte io ci provo, per me stessa,anche se non conosco ancora la differenza tra un romanzo ed un racconto. Non ridere, ma come te ho studi tecnici, penso comunque che sia importante leggere molto per migliorarsi, ma non basta una vita. Un abbraccio Nou.

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    1. Riri, condivido che sia più importante la sostanza della forma. Comunque leggendo i tuoi post non noto che manchino di bellezza dello scrivere. Anzi!
      Io ho rinunciato all’idea del romanzo per gli elementi che si ritengono necessari alla struttura: spazialità-temporalità-azione o evento, e la trama che molti imbastiscono via via ma che altri costruiscono a tavolino e la svolgono spalmata nei vari capitoli. Questo è quanto ho capito e quanto non sono ancora riuscita a realizzare. Il racconto necessita pure esso dei tre elementi basilari, ma è più breve di un romanzo e ha una vita autonoma e compiuta. Anche nel racconto di saghe familiari o nel racconto biografico o autobiografico, ogni evento è compiuto in se stesso pur se l’insieme è legato da un filo conduttore dello stesso Io narrante o narratore in prima persona. Il romanzo, che io sappia, ha sempre una voce narrante. Penso che potrai trovare in rete nozioni più precise di quelle da me espresse che risalgono a qualche tempo fa e non è detto che le abbia recepite in modo appropriato, comunque è quello che ricordo.
      Riri, penso anch’io che non basti una vita per farsi una cultura leggendo da autodidatti, per questo non mi spingo in prove al di sopra dei miei mezzi. Non rinuncio comunque al mio piacere e alla mia passione di scrivere e di pubblicare “in proprio” con la mia stampante i miei libriccini fatti in casa :)
      Baci

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  7. Il romanzo inteso come racconto di formazione forse è davvero morto. O forse si è semplicemente trasformato, adattandosi a quel cambiamento che tu descrivi. Oggi si scrivono, e si leggono con passione, molti romanzi "nervosi", saghe familiari corpose e dettagliate ma irrisolte, come ad esempio le bellissime storie di Franzen, o quelle insostenibili, da cui si riemerge come un annegato, della grandissima e terribile Oates. Non so se l'arte di raccontare sia prettamente femminile: sicuramente esiste una robusta tradizione di scrittrici, dalla leggendaria Saffo fino appunto alle grandi romanziere dei nostri giorni, la Oates come la Flannery O' Connor ma anche - so di sembrare eretica! - la Rowling, che a me sembra una narratrice esperta e ammaliatrice. Io so che non c'è innamoramento o emozione di altro genere che mi coinvolgerebbe più della gioia di riuscire ad esprimere quello che ho dentro con una scrittura soddisfacente: spesso ci provo e altrettanto spesso abbandono scoraggiata. Ma di scrivere - e anche di leggere - non riesco proprio a fare a meno :)

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    1. Cri, purtroppo non abbiamo in comune le letture a cui ti riferisci, tranne “Libertà” di Franzen e “Quattro soli a motore” del nostro Nicola Pezzoli. Spesso mi incanto a leggere i tuoi post. Ne ricevo l’impressione della grande fluidità del tuo stile e che potresti scrivere a non finire con un linguaggio molto ricco di lessico, fantasia, metafore e cultura, in modo speciale nella psicologia e psicoanalisi. Hai molte qualità a tuo sostegno e è bello leggerti: non scoraggiarti, ti prego :)

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  8. Intanto, è importtante scrivere: quello che si pensa, che si sente, che si sogna o anche quello che si odia...
    Proprio come fanno i bambini che quando giocano, lo fanno senza programmi o progetti di sorta.
    E' molto importante anche leggere, perchè leggendo ci confrontiamo con altri magari più grandi di noi e che possono diventare i nostri maestri... che poi abbandoneremo, quando troveremo la nostra strada per la scrittura.
    Non penso che il romanzo sia morto anche se per es. era quella l'idea che si aveva dopo Joyce, uomo che aveva infranto le leggi comuni del romanzo e le nozioni aristoteliche di "unità di luogo, di spazio e di tempo."
    Secondo me non è così.
    Joyce (o anche altri) sono stati grandi, ma per me un romanzo è un fatto talmente personale che può permettere ad ognuno sempre nuove tecniche, "combinazioni" ed invenzioni.
    Il romanzo, come la musica, non morirà mai.
    Vero: le donne hanno di solito un modo di raccontare e di scrivere più fresco ed originale.
    Per es., i tuoi racconti non sono affatto male... affatto! E guarda che io non sono tipo da facili complimenti!
    Un caro saluto
    Riccardo

    P.s.: MOLTISSIME grazie per le copertine dei miei libri lì da te...

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    1. Riccardo, tu hai scritto tre romanzi molto originali che secondo me, vanno letti in sequenza per apprezzarli in pieno, cosa che conto di fare prossimamente con una rilettura ordinata. Molti riferimenti musicali, in particolare al Jazz e al Rock sono molto congeniali alle storie.
      Sentirsi o provare a essere liberi come i bimbi nel loro giocare e esprimere lo stesso desiderio ludico, la vedo dura. Però ogni tanto mi cimento nell’esercizio-gioco del: “io mi ricordo..” che consiste nello scrivere di getto la prima parola, immagine, pensiero che si affaccia alla coscienza, in un tempo brevissimo. E’ incredibile la varietà dei “Io mi ricordo…” che ne scaturiva fra tutti i partecipanti al corso di scrittura. Ne provo uno ora:
      “Io mi ricordo..una nuvola bianca sulla laguna. E’ una modella che indossa un abito bianco vaporoso di veli. Le sue braccia nude, il capo eretto e il volto ovale indistinto”.
      Ti ringrazio di cuore dei tuoi incoraggiamenti.
      Un abbraccio
      Nou
      P.S. I tuoi libri potrebbero essere un bel regalo di Natale e anche per tutto l’anno per chi ama la bella scrittura!

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  9. Mia cara Nou , non so se ci possano essere regole prestabilite per il bello scrivere.
    Da profana e da misera corrispondente, mi sembra che la cosa più ovvia sia il talento , indipendente dalle mode, dai gusti o dal sesso..
    Forse sbaglio, chissà , può anche darsi..
    Ti prego aiutammi tu!!
    Un abbraccio stretto!

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    1. Nella, il talento è fondamentale e secondo me non sbagli, soprattutto nel tuo campo! E tu ce l’hai,e non solo, hai anche molta passione e capacità! Credo che tu sia una “ricca” corrispondente di notizie e di ricerca delle stesse. I tuoi testi sono avvincenti. Purtroppo io conosco poco il mondo della musica ma sarai ancor più apprezzata dagli appassionati.
      Un abbraccio

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    2. Faccio solo il mo lavoro che è molto diverso dallo scrivere...
      Ho fantasia, mia cara, queso si, perchè senza fantasia, come faresti spesso e volentieri a inventarti o elaborare storie di famosi singer? ahahahah
      Comunque grazie delle tue parole , ne sono onorata e compiaciuta!
      Bacio triplo!

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  10. Potrei dire mille parole, ma riassumo col pensiero più semplice: non riesco a immaginare un mondo senza Scrittura (e tu sai che se lo scrivo maiuscolo non è certo per riferirmi ai testi cosiddetti "sacri").
    Anche se a quanto pare è proprio quello che ci riserva il futuro. Ma spero di sbagliarmi.

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    1. Caro Nicola, abbiamo già dialogato in passato su questo tema: so che la Scrittura è la tua vita.
      La Scrittura non morirà, è impossibile!

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  11. Vero, se ne parla tanto e del romanzo e dello scrivere. Spesso ciò che leggo, anche sui blog, non lo condivido. Ho trovato ultimamente alcuni che si credono più titolati di altri, che si lamentano del fatto che tanti vogliano scrivere. Costoro arricciano il naso e sostengono che non si dovrebbe, che si stampano troppi libri che fanno male alla foresta amazzonica e via di questo passo...(naturalmente credendo di essere loro i soli in diritto di farlo).
    Io da lettrice appassionata credo di saper riconoscere un buon romanzo, la buona scrittura, chi ha una buona idea o qualcosa di intelligente da comunicare. Non mi incantano i nomi alla moda e quelli che io chiamo "I furbetti della pagina scritta" che annusano da che parte va il vento e ci si buttano inseguendo il mercato.
    Ciò detto però penso che se tanta gente ama scrivere è una cosa splendida, perché la scrittura è uno strumento per esprimersi molto potente che come minimo fa bene a chi lo usa. E più si legge e più si scrive e più si impara a farlo ...
    Su un altro piano è il discorso sull'editoria. Trovo legittimo e corretto che chi sente di avere talento se ne occupi e se ne preoccupi, anche perché oggi è - come tutti gli ambiti dell'attività artistica - condizionato da cose che poco hanno a che vedere con l'arte.
    Io personalmente non me ne preoccupo e non mi auto-censuro. Scrivo, e quando ciò che ho scritto mi piace, me lo pubblico da me. Spesso approfitto del blog per condividerlo e se ne ho riscontro ne sono felice.
    Per finire voglio dirti che mi piace ciò che leggo da te e apprezzo molto la profondità e l'onestà del tuo pensiero, che mi stimola e mi obbliga ad abbandonare la pigrizia e accettare il confronto.
    Grazie davvero!
    Nina

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    1. Nina, posso sottoscrivere totalmente quanto hai commentato. Dico di più e cioè che il tuo commento è una sintesi che esprime compiutamente il mio pensiero. Le tante parole che ho profuso comunque sono scritte con rispetto, affetto e gratitudine per tutti gli amici che sento vicini nell’interesse per l’argomento . Grazie infinite.

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  12. da tempo non leggo, tranne qualche libro che compro on line.
    Per me si dovrebbe leggere di più, certamente scegliendo libri che quando hai finito di leggerli ti hanno arricchita.
    Anche se ogni libro sempre ti lascia un nuovo pensiero.

    Poi, sottoscrivo per intero il commento Nina.

    Bacio ciao!

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    1. Leggere è l'attività che riposa la mente (so di affermare un paradosso ma per me è così) e fa bene allo spirito, sempre che la scelta sia stata buona :)
      Ciao Rosy, un abbraccio.
      Nou

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  13. Nou, ti ringrazio tantissimo...
    Aggiungo solo questo: è molto bello il dibattito che si sta sviluppando sul tuo blog sul tema "romanzo."
    Ma appunto il dibattito in questione è bello non solo per i contenuti intellettuali; è bello soprattutto per il "rispetto", "l'affetto" e la gratitudine" a cui ti riferisci.
    E' COSI' che si dovrebbe parlare di letteratura (e più in generale di qualsiasi altro argomento): per fortuna, qui da te non c'è ombra di certi palloni gonfiati!
    Un caro saluto.

    P.s.: finalmente una buona notizia... sono stato richiamato da una scuola! Era ora, dopo quasi 2 anni!

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    1. Sono feliciiissssima per te Riccardo, veramente tanto!
      Piacerebbe anche a me frequentare le classi dove fai lezione. Diciamo che comunque mi consolo seguendo i tuoi post e la Discussione Filosofica nelle sue numerose parti che mi fa "stare su con le orecchie" (molto attenta, all'erta) se mi avventuro a commentare per non dire delle sciocchezze :)
      Congratulazioni e un abbraccio gioioso.
      Nou

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  14. Leggere aiuta ad aprire la mente.
    Saluti a presto.

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    1. A volte penso a come sarei se non avessi scorso tante pagine di libri, di riviste, di giornali e quello che mi raffiguro non mi piace, per nulla.
      Ciao Cavaliere..:)

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  15. Ti ringrazio per la vicinanza, Nou... e comunque, tu non dici MAI sciocchezze!
    Un caro saluto!

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  16. Scrivo raccontini e credo di essere maschio,
    dove sbaglio?

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    1. Non sbagli, per niente! Sei un esponente della quota azzurra :))
      Baci e abbracci :)
      Nou

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  17. No non morirà . Ragione di vita per tanti. Si scrive anche solo per stare meglio con i propri pensieri, per averne meno paura. Non mirirà.

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  18. Risposte
    1. Non morirà, lo penso con certezza anch'io. E' di grande conforto a ciò che passa per la mente e sa dare ordine e misura ai pensieri.
      Un abbraccio
      Nou

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