Corriere piccolo

lunedì 10 maggio 2010

Brunello, serpentello curioso

( Foto di Giulio Colla)

Un giorno ho incontrato il serpentello Brunello che gironzolava intorno casa. La mia casa è vicina all’argine del Po; quella di Brunello pure. Io vivo nella comodità di una casa riscaldata, ben arredata con oggetti belli e , in prevalenza, inutili; Brunello vive nei campi fra le macerie di una casa diroccata: la sua tana è sotto un cumulo di tegole rotte. Esce di mattina presto e la sera tardi per farsi il suo giretto in cerca di cibo. Brunello di solito gira alla larga delle case abitate dagli uomini che sono, in gran numero, acerrimi nemici dei serpenti della sua specie, per questo si aggira prevalentemente lungo i fossi dove trova sempre qualche rospo o topolino che a loro volta vanno in cerca di cibo. Chiamarlo serpentello non è del tutto corretto. Serpentello è un vezzeggiativo adatto ad un rettile di piccole dimensioni: che sappia io, è un nomignolo adatto a un orbettino, per esempio. L’orbettino ha altre abitudini di vita: lui si scava una buchetta, o approfitta di quelle scavate dai grilli talpa nei terreni erbosi, e vi s’infila dentro cercando di starci il più a lungo possibile. Brunello, invece, è un bel bestione lungo un metro e più, bello grosso: il suo vero nome è Biacco. Ha una serie di macule brune lungo il dorso che sembrano tante farfalle in fila indiana, disegnate sopra. “Brunello, vattene da qui!, cosa ti è mai saltato in mente di fare questo giro?” Gli dico mentre striscia lungo il perimetro della casa degli uomini. Nell’accorgersi di me, s’affretta a nascondersi sotto la soglia della porta d’entrata e lo zerbino. “Vattene! Presto! Ché se esce la vecchia mannaia ti taglia il collo!” Brunello se ne sta fermo tutto allungato, impaurito. Sta fermo anche perché sa che così è più facile passare inosservato. Io mi allontano perché lui si riprenda dallo spavento. Riprende la sua corsa a ridosso della facciata. Malauguratamente trova l’intoppo di un altro zerbino presso un’altra soglia e crede di aver raggiunto un nascondiglio sicuro. “Via! Via! Vai via di lì!” gli dico io. Anch’io ho paura perché sento il pericolo in agguato per lui. Anche lui lo sente. Non si allunga questa volta. Tira su la testa e parte del corpo e mi soffia. “Che fai stupido? - penso- non sono io il pericolo!” Par che mi dica: “bada a te e, a me, lasciami in pace di andare per la mia strada!” “Vai! Brunello! Vattene per la tua strada: scappa! Prendi la via dei campi fra l’erba alta, dove nessuno riuscirà più a trovarti!” Il mio pensiero non gli arriva. Rimane lì impettito e mi fissa con gli occhi spalancati e il collo gonfio. Il resto del corpo disegna un’esse sul marciapiedi. Sono attratta dal suo magnetismo , non riesco a distogliere lo sguardo: è bellissimo, forte e superbo. Il momento è grave e decisivo: “Via…via Brunello…” La vecchia mannaia s’affaccia alla porta. “Accorrete!”Comincia a gridare con la sua voce arrugginita. “Uccidetelo d’un colpo secco della mia ascia, ché io son vecchia e non ce la faccio da sola”. Accorsero gli uomini che vociarono forte fra loro e si dicevano che si il serpente è pericoloso, s’intrufola nelle abitazioni e ti morde, non è velenoso, ma non si sa mai e poi non devono girare attorno alle case. Biacco brunello era terrorizzato, ora anche gli umani gridavano. Provò ancora a soffiare e poi a scappare, ma poi ricevette una bastonata che lo tramortì. “E’ morto!” Esultarono gli aggressori, in fondo risollevati per aver chiuso la questione senza dubbio incresciosa. “Non è ancora morto - disse la vecchia mannaia – si finge morto, conosco bene la loro astuzia”. “Usate me per il colpo di grazia - si offrì la vecchia mannaia – la lama gli trancerà la testa, solo così perirà con certezza!”. Uno sciagurato, fra il manipolo degli accorsi, sferrò il colpo finale e, nonostante la ruggine, la vecchia mannaia ghigliottinò Biacco brunello suppliziato sull’ara del pregiudizio e della paura.

giovedì 6 maggio 2010

Fuori stagione

Il gatto delle nevi
Mentre due amici stanno proiettando le diapositive di una escursione invernale su pendii innevati ancora vergini, la moglie di uno di questi segue, un po’ discosta, i loro discorsi.
“Eravamo sul Faloria” informa l’amico.
“Giornata splendida” osserva il marito, davanti ad un panorama assolato con le cime candide, come un merletto applicato alla volta celeste.
“Si, siamo stati fortunati ad imbatterci in una giornata di sole, ma rigida, al contrario di ciò che traspare dall’immagine. Il freddo non si vede!” commenta l’amico
“La neve è ancora intatta ” nota il marito.
“Siamo stati i primi ad arrivare lassù. Ed anche su questo abbiamo avuto fortuna perché un gatto era appena dietro di noi” spiega l’amico.
“Un gatto a così alta quota?” si stupisce il marito.
“Sì, nei prossimi fotogrammi, potrai vederne le tracce” assicura l’amico.
La moglie si affligge nel pensare il povero animale costretto a vivere in un ambiente così impervio, rigido e che suppone privo di sostentamento. Per sentirsi un po’ meno afflitta osserva: “E’ un gatto selvatico, non è vero?"

mercoledì 5 maggio 2010

Ho sentito dire...

Sono un "povero angelo" che non vede l’ora di raggiungere il cielo. Beh!..., che lo sappia, Nostro Signore, che non vorrò entrare in paradiso ad annoiarmi, ma che vorrò essere nuvola e poi pioggia e poi gocce di mare e poi aria e poi nuvola e poi... felice!
...ciò che io so e penso:
(Aggiunta del 4 marzo 2011)
In collegio le suore continuavano a ribadire che chi non ama il prossimo suo come se stesso, non può amare Dio.
Io ascoltai.
Dissero in seguito che Dio e Padre di bontà, giustizia,amore e misericordia.
Dissero che in sé aveva tutte le virtù.
Io ascoltai.
Ancora dissero che l'uomo è peccatore e imperfetto malgrado ogni suo sforzo sarebbe ricaduto nel peccato perché ciò è nella sua natura.
Io ascoltai.
Un giorno osservai che poiché Dio aveva in sè tutte le virtù era più facile amare Lui che non il prossimo. Mi zittirono facendomi sguardi di fuoco: questo io ascoltai ma non capii!
Oggi ho un altro modo di pensare Dio e il prossimo: Dio attraverso la coscienza e il prossimo attraverso l'esperienza. Coscienza e esperienza sono Maestre.