Corriere piccolo

venerdì 12 novembre 2010

Centro Commerciale - conclusione

La giovane, servitasi di un tè, con il bicchiere di plastica riempito sino all’orlo, lo teneva in mano in attesa che intiepidisse un po’. Mi guardava impaziente di molte domande.
- Cosa leggi in questo libro giallo?
- Non è un libro giallo, di giallo ha solo la copertina.
Silenzio…
- Che libro è?
- E’ un libro di filosofia.
- Cosa c’è scritto?
- Cose complicate da capire.
Silenzio…
- Perché lo leggi?
- Se riesco a capirci qualcosa potrò ragionare meglio su cosa c’è da capire del mondo.
Silenzio…
- Continuo: ci sono persone che lo studiano un libro così con un insegnante che lo ha studiato prima di loro e insieme ricercano il significato racchiuso nei pensieri descritti dall’autore-filosofo.
Silenzio… Lo sguardo è divenuto critico, sembra aver preso della distanza.
Continuo per dissipare la sua perplessità crescente. Intuisco il suo timore di trovarsi alla presenza di una mentecatta, perciò cambio registro:
- A te piace leggere?
- Si, quando sono a scuola.
- Vai a scuola?
- Ho ancora un anno da fare.
- Oggi non ci sei andata?
- No!
- Perché?
- Sono venuta qui.
- Frequenti qui a Bologna?
- Si… a volte si, ma anche a Messina.
Ora il suo tè dovrebbe essersi raffreddato. Ne prende un sorso. Passa il liquido da un lato all’altro della bocca. Dopo averlo trattenuto fra il palato e la lingua, come in attesa di prendere la giusta mira, lo sputa di un fiotto rapidissimo nel bicchiere.
- E’ ancora troppo caldo il tuo tè?
- No!
Continua a scrutarmi. Sorseggia di nuovo la sua bevanda e risputa con lo stesso impeto nel rimanente tè. Dev’essere nervosa!
- Cosa fai qui? Mi chiede.
- Aspetto mio figlio che è qui per lavoro.
- E dopo, dove andrete?
- Torneremo a casa.
- Dove abiti?
- A Venezia.
Silenzio…
- Tu dove abiti?
- Nel campo qui dietro, a volte a Messina e a volte in Francia… In Francia ci vive il mio fidanzato. Il prossimo anno mi sposo.
Ora sono io a sgranare gli occhi!
- Quanti anni hai?
- Tredici.
- Non devi finire la scuola?
- Sì!, ma anche mi sposo.
- Andrai in Francia quando ti sposi?
- Andrò anche a Messina. Mi piace Messina, c’è caldo e c’è il mare.
- La Sicilia è molto bella.
- Non sono mai stata in Sicilia.
Silenzio… il mio.
- Non ti hanno mai insegnato a scuola che Messina è un luogo che si trova in Sicilia? Come altre città denominate Palermo, Trapani, Agrigento, Ragusa, Catania…
- Catania, sì! Ci sono stata.
La ragazza sorseggia e trangugia. E’ di nuovo a suo agio.
- Così ti sposerai… Quanti anni ha il tuo fidanzato?
- Sedici.
Silenzio…il mio.
- Io voglio aspettare, ma lui non vuole.
Con occhi furbi e divertiti, mi fa sapere che lui vorrebbe già fare un bambino.
Silenzio…sempre il mio.
- Io voglio aspettare di finire la scuola.
- Cosa dicono i tuoi genitori?
- Va bene.
- Tu non credi di essere ancora troppo giovane?
- Non so. Il mio fidanzato vuole così… Dimmi cosa dovrei fare? Mi chiede dubbiosa.
- Aspettare! Siete due ragazzini.
- Io vorrei aspettare e lui no, ma ho paura di dirlo.
- Fatti aiutare dai tuoi genitori.
Silenzio…
- Mi dai un po’ di soldi che telefono in Francia?
Tiro fuori delle monete da 50 centesimi, ne ho un numero più che sufficiente. I suoi occhi ora brillano di gioia e… sparisce correndo.

9 commenti:

  1. "Zingarè zingarè, dmme a' vita toia qual'è".
    Delle anime candide alle quali nessuno insegna a difendersi dalla vita.
    Cristiana

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  2. Che dramma.. Ben raccontato, ma un gran dramma...

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  3. Tristezza e rabbia...sono i miei sentimenti.

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  4. La donna-bambina è felice anche così e lo sarà ancora di più quando sposerà il suo uomo-ragazzo.
    Sono rimasto sorpreso, non m'aspettavo questa conclusione.

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  5. Cristiana
    Condivido il tuo pensiero. Difficile è per me comprendere le loro regole, ma abbastanza facile immaginare la vita dura delle donne. Nonostante questo, hanno una vitalità straordinaria.

    @Laura*
    La ragazza si era dimostrata sensibile alla situazione e dimostrava un certo senso critico a differenza dell'amica che chiaramente non ha voluto confrontarsi. In loro non era manifesta la consapevolezza di un dramma.

    @Stella
    Tristezza e rabbia sono anche i miei sentimenti per queste vite ai margini che passano inosservate, sia pur vedendole ma non guardandole veramente.

    @Aldo
    Fino a che resteranno entro il loro schema culturale, troveranno una loro felicità. La ragazzina bionda, secondo me, ha gia aperto una breccia e mi sa che il suo percorso avrà delle svolte dolorose. Dalla sua ha l'intelligenza della sensibilità che l'aiuterà a capire. Spesso penso a lei con simpatia oltre a una forma di trepidazione materna.

    Ciao, un abbraccio.
    Nou

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  6. Non é per niente facile capire in casi del genere. Occorre per forza affidarsi all'istinto. Le differenze culturali sono una bella cosa, ma creano anche tanti casi di coscienza ...

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  7. E' così infatti. L'integrazione è una buona teoria che richiede un doloroso e lungo percorso nella pratica. La cultura si forma attraverso processi mentali e emotivi insieme, e può cambiare quando il pensiero cambia. Il pensiero cambia se ciò che avviene dentro e intorno a noi ci sembra migliore di ciò che già abbiamo e conosciamo.
    Grazie Adriano di essere passato. Il mio pensiero è semplice e anche la mia espressione, ma questa è la mia cultura (anche la mia natura) che cerco sempre di migliorare attraverso la lettura e la comunicazione con i pensieri delle altre persone, che, come me, amano dialogare. Con la bambina del supermercato credo di avere comunicato al di là delle parole, che senz'altro hanno avuto significati diversi per entrambe, ma la forza che ha mosso l'istinto è travalicata. Sono certa che è stato un buon incontro per entrambe e che non lo dimenticheremo.
    Ciao, Nou.

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  8. Anch'io mi sono trovata di fronte a storie simili... destini già scritti quasi in modo indelebile. Ho capito che niente di quello che avrei detto sarebbe servito c'era una distanza che pareva incolmabile, malgrado in quell'istante fossimo vicini.

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  9. Solo ora comprendo veramente il divario fra i mondi e credo che le differenze esisteranno sempre. L'unificazione o parificazione, da qualsiasi prospettiva la si voglia realizzare resterà un'utopia. La vediamo già fra i ceti di una stessa società. Oppure basta uscire dal proprio piccolo ambito sociale e familiare, magari facendo degli studi all'estero o facendo esperienze di lavoro particolari e subito si soffre di cambiamenti e differenze. Questi aspetti mi rattristano e mi affaticano molto. Ma è così...
    Ciao Cindry e grazie del tuo commento.

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