Corriere piccolo

venerdì 17 settembre 2010

Forza di volontà e d’animo

Antonio Gramsci dal carcere scrive alla moglie: lettera 27 giugno 1932, tratta da "Lettere dal Carcere " a cura di Riccardo Uccheddu - La Riflessione ed.
"Carissima Julca,
ho ricevuto i tuoi foglietti, datati da mesi e giorni diversi. Le tue lettere mi hanno fatto ricordare le novelline di uno scrittore francese poco noto, Lucien Jean, credo, che era un piccolo impiegato in una amministrazione municipale di Parigi. La novella si intitola Un uomo in un fosso. Cerco di ricordarmela. Un uomo aveva fortemente vissuto, una sera; forse aveva bevuto troppo, forse la vista continua di belle donne lo aveva un po’ allucinato; uscito dal ritrovo, dopo aver camminato un po’ a zig-zag per la strada, cadde in un fosso. Era molto buio, il corpo gli si incastrò tra rupi e cespugli; era un po’ spaventato e non si mosse, per timore di precipitare ancora più in fondo. I cespugli si ricomposero su di lui, i lumaconi gli strisciarono addosso inargentandolo (forse un rospo gli si posò sul cuore, per sentirne il palpito, e in realtà perché lo considerava ancora vivo). Passarono le ore; si avvicinò il mattino e ai primi bagliori dell’alba incominciò a passar gente. L’uomo si mise a gridare aiuto. Si avvicinò un signore occhialuto; era uno scienziato che ritornava a casa, dopo aver lavorato nel suo gabinetto sperimentale. «Che c’è?» domandò. «Ah, ah! Vorresti uscire dal fosso! E che ne sai tu del libero arbitrio, del servo arbitrio! Vorresti vorresti! Sempre così la ignoranza. Tu sai una cosa sola: che stavi in piedi per le leggi della statica, e sei caduto per le leggi della cinematica. Che ignoranza, che ignoranza!» E si allontanò, scrollando la testa tutto sdegnato. Si sentì altri passi. Nuove invocazioni dell’uomo. Si avvicina un contadino, che portava al guinzaglio un maiale da vendere, e fumava la pipa: «Ah, ah! Sei caduto nel fosso, eh! Ti sei ubriacato, ti sei divertito e sei caduto nel fosso. E perché non sei andato a dormire, come ho fatto io?». E si allontanò, con passo ritmato dal grugnito del maiale. E poi passò un artista, che gemette perché l’uomo voleva uscire dal fosso: era così bello, tutto argentato dai lumaconi, con un nimbo di erbe e di fiori selvatici sotto il capo, era così patetico! E passò un ministro di Dio, che si mise a imprecare contro la depravazione della città che si divertiva e dormiva mentre un fratello era caduto nel fosso, si esaltò e corse via per fare una terribile predica alla prossima messa. Così l’uomo rimaneva nel fosso, finché non si guardò intorno, vide con esattezza dove era caduto, si divincolò, si inarcò, fece leva con le braccia e le gambe, si rizzo in piedi, e uscì dal fosso con le sole sue forze. Non so se ti ho dato il gusto della novella, e se essa sia molto appropriata. Ma almeno in parte credo di sì: tu stessa mi dici che non dai ragione a nessuno dei due medici che hai consultato recentemente, e che se finora lasciavi decidere agli altri ora vuoi essere più forte. Non credo che ci sia neanche un po’ di disperazione in questi sentimenti: credo che siano molto assennati. Occorre bruciare tutto il passato e ricostruire tutta una vita nuova: non bisogna lasciarsi schiacciare dalla vita vissuta finora, o almeno bisogna conservare solo ciò che fu costruttivo e anche bello. Bisogna uscire dal fosso e buttare via il rospo dal cuore.
Cara Julca, ti abbraccio teneramente
Antonio"
****************


Ho scelto di postare questa lettera di A. Gramsci, già molto malato, indirizzata alla moglie Giulia (Julca), per la tenerezza e la tensione verso la persona amata. Si sottende sempre l’amore nelle lettere di Gramsci, per i familiari e, più in generale, verso la condizione della persona umana nelle sue manifestazioni, che comprende profondamente. Sono ricche di insegnamenti per ognuno di noi, credo…io ne ho trovati!

14 commenti:

  1. Grazie Nou, debbo a te l'emozione di aver potuto leggere una delle lettere dal carcere del grande Antonio Gramsci.
    Grazie anche a Riccardo Uccheddu.

    RispondiElimina
  2. Antonio Gramsci ha scritto parole davvero ricche di significato, parole importanti, da ricordare, sempre. Felice di avere conosciuto il tuo blog.

    RispondiElimina
  3. Una vera forza,intrisa di estrema tenerezza, in questa lettera alla persona amta.
    Cristiana

    RispondiElimina
  4. bellisima lettera, e triste perche e scritta dalla carcere
    pero ha speranza nella vita
    un bacio grande

    RispondiElimina
  5. Attraverso il blog di Riccardo Uccheddu sono arrivata alle "Lettere dal Carcere" che sono basilari per intraprendere la lettura dei Quaderni di A. Gramsci. Sono felice di questo importante incontro con gli scritti di un uomo grande in tutta la sua opera di filosofo, storico, politico, contrassegnata da profondità di pensiero, di umanità e rigore morale. L'introduzione di R. Uccheddu aiuta la comprensione dei testi per chi, come me, ha poche notizie storiche rispetto agli eventi che hanno portato in carcere, e di questo morire, A.Gramsci. Ne cito un brano:
    " Antonio Gramsci è "oggi uno degli autori italiani più conosciuto nel mondo." Ma tranne rare eccezioni, in sinistra e mondo accademico del nostro Paese questo produce olimpica indifferenza. Non mancano grandi omaggi anche sul piano istituzionale, come di recente in occasione dei 70 anni dalla morte, ma in realtà è un vizio antico quello di non prendere davvero in considerazione l'opera di Gramsci e di ignorare l'uomo ed il comunista per celebrare una sorta di eroe fuori dallo spazio e dal tempo."
    E poi l'ultima lettera al figlio primogenito del Dicembre 1936, 4 mesi prima della morte:
    "Carissimo Delio,
    mi sento un po' stanco e non posso scriverti molto. Tu scrivimi sempre e di tutto ciò che ti interessa nella scuola. Io penso che la storia ti piace, come piaceva a me quando avevo la tua età, perché riguarda gli uomini viventi e tutto ciò che riguarda gli uomini, quanti più uomini possibile, tutti gli uomini del mondo in quanto si uniscono tra lor stessi non può non piacerti più di ogni altra cosa. Ma è così?"
    Cari Aldo, VD, Cristiana, la domanda ci pone un grande interrogativo. Io voglio pensare che sia stata una provocazione del padre al figlio per indurlo a riflettere ed esprimersi con lui. Riccardo Uccheddu scrive: "Penso che con queste parole, un padre ormai morente lanciasse un ideale ponte verso il figlio e verso "quanti più uomini possibile": perché riteneva che solo l'unione di tutte le volontà e le intelligenze possa rendere il mondo più giusto (...) "Ma è così?" E quella domanda riguarda anche noi...che dobbiamo guardare alla realtà senza "una certa mollezza e un certo sentimentalismo che non sono molto raccomandabili in questo tempo di ferro e fuoco, nel quale viviamo."

    @VD: grazie del tuo commento, passerò presto da te.
    A tutti e tre auguro una buona serata e a presto :)

    RispondiElimina
  6. Gianna, Antonio Gramsci non soffriva solo per la reclusione ma anche per un grave e irreversibile stato di salute quando l'ha scritta.
    E' stato un brutto e disonorevole misfatto da parte del regime fascista.
    Ciao
    Nou

    RispondiElimina
  7. Cara Nou e caro Aldo: MOLTE grazie per la stima che mi manifestate!
    Soprattutto, grazie a Gramsci...
    Non saprei veramente che cosa aggiungere al puntuale commento di Nou, tanto è stata chiara ed esaustiva.
    Sottolinerei però almeno 2 cose... la 1/a rifacendomi proprio a quanto dice Nou.
    Le "Lettere" sono davvero "basilari per intraprendere la lettura dei "Quaderni"; un'opera complessa che però, guidati dal grande senso di umanità di Gramsci, è possibile seguire almeno nelle sue linee essenziali.
    Infatti, Gramsci non era un intellettuale in senso classico, come tale avulso, staccato dalle sofferenze, dalla fame e dai dubbi della gente comune ma uno che (anche perchè proveniva dal popolo) queste cose aveva vissuto e conosceva bene.
    Ecco perchè negli scritti di Gramsci c'è sempre la volontà di farsi capire, di non salire in cattedra con un linguaggio magari dotto ma incomprensibile.
    L'edizione delle "Lettere" da me curata si basa su quella (la 1/a) del 1947; chi voglia, può senz'altro leggere anche le edizioni successive, più voluminose ed anche più complete.
    Comunque ha molto valore e non è senza significato che la prima ed. sia uscita subito dopo la tragedia della II guerra mondiale, a cui l'Italia disgraziatamente partecipò insieme alla Germania nazista.
    Quelle "Lettere" diedereo luce e calore, morale ed intellettuale, a tanti uomini, tante donne che uscivano da tale tragedia...
    Non a caso (e questa è la 2/a cosa che volevo dire) la lettera riportata da Nou ci invita a non disperare: nè in circostanze personali nè in circostanze collettive.
    Ancora oggi, nel fuoco di una crisi economico-sociale devastante, leggendo Gramsci possiamo capire che non è mai troppo tardi; che la battaglia per una società fondata sul lavoro, la giustizia e la pace non è ancora perduta. Possiamo ancora uscire dal "fosso". Dipende da noi, dalla nostra volontà!
    Un caro saluto, Nou, e grazie...

    RispondiElimina
  8. Ciao Nou, innanzitutto come stai? Grazie per avermi portato a conoscenza di queste bellissime Lettere, non le avevo mai lette e sono davvero piene di forza.
    Buon martedì, un bacio ed un abbraccio e benritrovata :-)

    RispondiElimina
  9. Ben tornata Lu!
    Sembra che la blognautica favorisca dei buoni incontri letterari. Senza il tuo blog non avrei conosciuto Fred Vargas, senza quello di Riccardo Uccheddu non avrei letto A. Gramsci eppure ne avevo sentito parlare spesso, come il Marx italiano. L'approccio è stato superficiale, da parte mia senz'altro, data la mia ignoranza, ma anche dall'ignoranza di coloro che dovevano sapere. Approfondirò le mie letture sui due filosofi, in poche parole studierò con l'aiuto della Rete: un'invenzione fantastica per la ricerca. Naturalmente leggo anche i libri: la mia artrosi cervicale non mi permette troppo tempo al monitor. Quest'anno ho disertato l'iscrizione all'associazione culturale che ho frequentato per 12 anni: ho sentito che il ciclo si era concluso e con questo mi riallaccio a un tema dibattuto da dei meravigliosi insegnanti di scuola elementare in cui si sosteneva che il vero insegnamento, quello che resta impresso, passa per l'empatia fra insegnante e alunni. La mia empatia si è esaurita, come è giusto che sia, dopo questo lungo periodo. E poi sono in attesa di diventare nonna di una bambina la primavera prossima e questo è un evento di cambiamento nel sentire la vita: diciamo che somo emotivamente pervasa da un sentimento di stupore.
    Per concludere, ora continuo come autodidatta pura. L'empatìa la scambio con voi amici virtuali e la mia vita quotidiana.
    A presto, con simpatia e affetto, Nou

    RispondiElimina
  10. Nou, che onore leggere questo post.

    Aspetto i tuoi racconti.

    RispondiElimina
  11. Credo, cara Nou, che per ogni cosa sia una questione di scelte. Si sceglie di seguire un corso per imparare e poi si sceglie di chiudere perchè sentiamo che è tempo di farlo. Scegliamo di interagire con determinati blog e blognauti perchè ci dicono qualcosa...scegliamo, scegliamo...nasciamo senza averlo scelto personalmente e ce ne andiamo (quasi sempre) allo stesso modo, ma tutto il resto del percorso è una sequenza di scelte.
    Buona notte cara Nou, è sempre un piacere.

    RispondiElimina
  12. Ti ammiro molto, cara Nou, per questa tua curiosità, anzi la definirei proprio "sete" di sapere.
    Non sono molte le persone che sono animate da qualità come le tue.
    Spesso certi, pur avendo compiuto studi anche molto seri ed essere diventati degli specialisti, diventano dei noiosisissimi gufi impagliati!
    Invece, che cos'è la filosofia o per meglio dire, da che cosa nasce?
    Aristotele diceva che nasce dalla "meraviglia." Senza quella molla, dico io (Aristotele non si offenda...) non si può neanche INIZIARE a pensare..
    E Gramsci diceva che tutti gli uomini sono filosofi, benchè non abbiano una conoscenza specifica di tutta la filosofia.
    Ma quel che conta è appunto provare curiosità, sete, capacità di meravigliarsi e di interrogarsi.
    Idem per la letteratura, secondo me.
    Come i bambini, dobbiamo mantenere la voglia di scoprire sempre una nuova storia, dei nuovi personaggi, nuove situazioni...
    La fantasia... senza quella, poi, abbiamo solo distese di inchiostro, non letteratura.
    Nou, sei unica! E guarda che noi sardi non facciamo mai complimenti, diciamo sempre quello che pensiamo davvero.
    Un caro saluto.

    RispondiElimina
  13. Caro Riccardo, in riferimento al tuo commento precedente mi sento di aggiungere che la volontà di Gramsci di farsi capire è la volontà delle persone di cultura illuminate. Tutti i grandi personaggi hanno compreso gli elementi complessi della realtà e li hanno tradotti in linguaggio accessibile a un vasto numero di persone; erano/sono spinti da un desiderio di condivisione del Bene verso il mondo e i suoi abitanti.
    Non è mai troppo tardi per la costruzione di una società più giusta: in molti la stanno attendendo. Ci vuole la volontà di uscire dall’attesa, di agire ognuno per quanto può con dei sì e dei no consapevoli: questo per il bene individuale e sociale. Ma, come fare? Come sapere dire i sì e i no sulla base della giustizia? Si apre il tema della scelta.
    Vorrei qui riferirmi al commento di Lu: […]scegliamo...nasciamo senza averlo scelto personalmente e ce ne andiamo (quasi sempre) allo stesso modo, ma tutto il resto del percorso è una sequenza di scelte.
    Tempo fa mi sono trovata a scrivere ad altri amici blogger proprio sullo stesso argomento e riporto il brano:
    -Il tema della scelta permea tutta la vita dell’umanità occidentale. “Noi siamo noi e la nostra circostanza” per citare un’asserzione di un filosofo vicino nel tempo(Orthega y Gasset), e siamo nella comprensione dell’individuo catapultato dal dolce mondo embrionale (una non-scelta), nel mondo circostante. Un mondo con una storia, una condizione stabilita da un’impronta esterna, ma nello stesso tempo interna, alla vita dei protagonisti. Ecco : “protagonisti” siamo, che ci piaccia o meno. In quanto viventi, siamo protagonisti della nostra storia individuale e sociale, in modo concatenato: per questo scegliamo anche nella non-scelta. L’agire è, dunque, di per sé una scelta. Sentiamo dentro di noi l’inderogabile spinta ad agire per preservarci e riprodurci. La spinta interiore, è una forza che supera lo sbarramento dell’incognita (la paura) del domani. Ma non siamo solo azione, siamo anche meditazione, del nostro agire e del nostro sentire. Abbiamo una volontà che si dispiega nel sentire, fortunatamente. La volontà unita ai sentimenti ragiona sul perché si agisce, perché si sente, perché si cambia…si interroga sul senso delle inclinazioni del vivere sia nell’espressione particolare che nell’universale.-
    segue2° parte

    RispondiElimina
  14. Ancora ricordo una frase che mi ha molto colpita: “Solo salvando la mia circostanza riuscirò a salvare me stesso”.
    Cara Lu mi chiedevi qualche ragguaglio sulle conferenze con tema il mito di Prometeo. Hanno dibattuto su Prometeo e il senso del limite e -dopo Prometeo “ritorno” a quale natura?
    Non riesco a sintetizzare. Diciamo che devo maturare le tante notizie e concetti ascoltati. Un cenno potrebbe essere che Prometeo impossessandosi del fuoco per regalarlo agli uomini ha compiuto un atto di ribellione al dio supremo e di progettazione rispetto al potere assoluto ma indifferente di Zeus. Attraverso la potenza del fuoco ricevuto in dono, l’uomo ha sviluppato la tecnica e quindi un’organizzazione scientifica del mondo. Una progettazione finalizzata a vincere i capricci degli dei e della natura sui destini degli uomini. Tale percorso dell’umanità ha sviluppato un tale dominio sulla natura e sulla produzione tecnologica da causare mutamenti irreversibili al territorio e all’esistenza. I mutamenti irreversibili sono il limite entro il quale il mito prometeico s’infrange. L’umanità oggi dovrebbe prendere consapevolezza di tale caduta e la necessità di un nuovo mito di cui non si riesce a vedere gli albori ma dal quale l’umanità non può prescindere. L’umanità è legata all’esistenza del mito.
    E parafrasando il pensiero di Ortega y Gasset “solo salvando il mito salverò me stesso”.
    Questo in breve perché non ho la capacità di fare i collegamenti fra le molte cose spiegate dai relatori.
    Riccardo, il tuo commento del 26/09 è troppo generoso. Naturalmente ti ringrazio. Senz’altro ho interesse e curiosità per molte cose. Cerco di non oltrepassare il senso del mio limite. Se dovessi mai sembrarti/vi esagerata dammi/temi pure una salutare bacchettata sulle dita (tanto sarebbe virtuale !!!)
    E’ una raccomandazione che faccio anche a te Stella. Per i miei racconti…vedrò…spero!
    Ciao e grazie.
    Fine!

    RispondiElimina