Dipinto di Bruna Gasparini
C’è una nuova teoria
circolante secondo la quale non sono i genitori a decidere la nascita di un
figlio, ma il figlio stesso a sceglierli, a decidere da chi, dove e quando
nascere. Mi piacerebbe saperne di più a riguardo, soprattutto il perché se
realmente fosse così. Ma l’ho sentita raccontare, come una favola, una curiosa
stranezza del destino umano, quasi una provocazione ad un accreditato
positivismo dell’evoluzione della specie.
Quindi sembrerebbe che tutto
sia dipeso da me. Il nome ed ancor più il cognome.
Il luogo, uno sperduto
territorio, fra le foci del Delta del Po, chiamato Polesinino, piccolo
polesine, o terra emersa dalle acque. Polesini che il mare dava ed il mare
prendeva assecondando le correnti e le maree. Sono nata vicino all’argine del
Po dove il mare si era ritirato per favorire il deflusso del fiume ed il
deposito dei detriti limacciosi.
I predecessori contribuirono
alla tutela di quel bene prezioso con la bonifica.
Mia madre ricorda Polesinino
essere stato un grande giardino, durante la sua infanzia, nel secondo decennio
del Novecento.
Ho voluto nascere in un luogo,
pieno di orti e frutteti, presso le placide acque del fiume che appena
increspavano della brezza marina.
Ho scelto un tempo ancora
sovrano di silenzi e accordi armoniosi fra l’uomo e la natura. Un tempo lontano
da smania di movimento accelerato. Sono nata in un tempo ritmato dal passo sul
selciato, dall’affondo del remo nella coltre d’acqua: sono nata e mi hanno
chiamata Franca.
