lunedì 10 febbraio 2014

Sono nata


Dipinto di Bruna Gasparini




C’è una nuova teoria circolante secondo la quale non sono i genitori a decidere la nascita di un figlio, ma il figlio stesso a sceglierli, a decidere da chi, dove e quando nascere. Mi piacerebbe saperne di più a riguardo, soprattutto il perché se realmente fosse così. Ma l’ho sentita raccontare, come una favola, una curiosa stranezza del destino umano, quasi una provocazione ad un accreditato positivismo dell’evoluzione della specie.

Quindi sembrerebbe che tutto sia dipeso da me. Il nome ed ancor più il cognome.

Il luogo, uno sperduto territorio, fra le foci del Delta del Po, chiamato Polesinino, piccolo polesine, o terra emersa dalle acque. Polesini che il mare dava ed il mare prendeva assecondando le correnti e le maree. Sono nata vicino all’argine del Po dove il mare si era ritirato per favorire il deflusso del fiume ed il deposito dei detriti limacciosi.

I predecessori contribuirono alla tutela di quel bene prezioso con la bonifica.

Mia madre ricorda Polesinino essere stato un grande giardino, durante la sua infanzia, nel secondo decennio del Novecento.

Ho voluto nascere in un luogo, pieno di orti e frutteti, presso le placide acque del fiume che appena increspavano della brezza marina.

Ho scelto un tempo ancora sovrano di silenzi e accordi armoniosi fra l’uomo e la natura. Un tempo lontano da smania di movimento accelerato. Sono nata in un tempo ritmato dal passo sul selciato, dall’affondo del remo nella coltre d’acqua: sono nata e mi hanno chiamata Franca.