Corriere piccolo

domenica 15 febbraio 2015

Pensare le parole

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Mi interrogo spesso sul senso delle parole e del loro vivere nelle menti attraverso il tempo. Le mie “speculazioni” si riducono a molti perché seguiti da frammenti di argomentazione ;  a risposte ipotetiche.

Certo trovo confortante pensare che le parole rimangano. Rimangono conservate nelle pagine scritte così come le mie, quelle delle menti evolute per cultura e spirito speculativo tendenti a comprendere i fenomeni della realtà. Restano per aiutarci a capire, a riflettere e, in qualche modo, a metterci sulla strada dell’autocritica per la comprensione di sé e del mondo con i fatti che in esso avvengono o sono avvenuti.

Riporto qui un brano de “La vita della mente” di Hannah Arendt (trad. di Giorgio Zanetti, Il Mulino 1987) che mi ha aperto una visuale sulla vita della mente che si esprime attraverso il linguaggio.



“Nessun linguaggio possiede un vocabolario già pronto per i bisogni dell’attività della mente: essi traggono il loro lessico da parole che in origine  corrispondevano sia ad esperienze sensibili sia ad altre esperienze della vita ordinaria.[…] Al pensiero senza immagini, astratto, la metafora fornisce un’intuizione tratta dal mondo delle apparenze che è la pre-condizione delle attività spirituali. Ciò riesce relativamente agevole finché il pensiero si limita a rispondere alle esigenze del nostro bisogno di conoscere e capire ciò che si dà nel mondo che appare, finché, insomma, si resta entro i confini del ragionamento di senso comune: ciò di cui abbiamo bisogno per il pensare del senso comune sono esempi con cui illustrare i nostri concetti;  e si tratta di esempi adeguati poiché tali concetti sono a loro volta ricavati dalle apparenze, -si tratta di mere astrazioni. In tutt’altro modo stanno le cose se il bisogno della ragione trascende i limiti del mondo dato, e ci sospinge nelle acque avventurose della speculazione […]. A questo punto interviene la metafora. La metafora effettua il metapherein  - “trans-portare” – di un’autentica e in apparenza impossibile metabasis eis allo genos , il passaggio da uno stato esistenziale, quello del pensare, a un altro, quello di apparenza tra le apparenze. Tutti i termini filosofici sono metafore, analogie, per così dire, congelate, il cui significato autentico si dischiude quando la parola sia riportata al contesto d’origine, certo presente in modo vivido e intenso alla mente del primo filosofo che la impiegò. Allorché Platone introdusse nel linguaggio filosofico le parole di tutti i giorni “anima” e “idea” – connettendo un organo invisibile dell’uomo,  l’anima, con qualcosa d’invisibile presente nel mondo dell’invisibile, le idee –doveva tuttavia sentir risuonare in quelle parole il loro uso nel linguaggio pre-filosofico, ordinario. Psyche è il “soffio vitale” esalato dal morente, e idea, o eidos, è la sagoma o il modellino che l’artigiano deve avere davanti agli occhi della mente prima di iniziare la sua opera.”

sabato 7 febbraio 2015

Le fritoe di Cesare Colonnese




E queste sono le mie

Solo per carnevale!